Gazzetta del Sud 01/04/2011
Sta suscitando particolare interesse in città la notizia del rinvenimento dell'abside – all'interno della casa ex Albergo Polimeni – che potrebbe appartenere alla primitiva Chiesa di Maria di Patmos, la protettrice di Rosarno assieme a San Giovanni Battista. Che possa trattarsi proprio del luogo di culto dove trovò alloggio la statua lignea proveniente nel 1400 dall'isoletta greca di Patmos, ne offre un indizio non trascurabile la leggenda, confortata dalla tradizione orale.
Ce ne dà conferma
Il luogo dove, ad opera degli archeologi della Soprintendenza, Maria
Poi rosarnesi dell'epoca non compresero che quello era il luogo prescelto dalla Madonna per dimorarvi, a conclusione di un lunghissimo viaggio per mare, all'interno di una cassa ermetica, dove era stata posta dai Monaci di San Cristodulo, sul finire del XIV secolo, per sottrarla alle devastazioni turchesche.
La statua lignea rinvenuta da massaro Nicola Rovito sulla spiaggia di Rosarno, il 13 agosto del 1400, secondo la ricostruzione fatta dall'arc. Francesco Laganà, (che nel 1950 organizzò grandiosi festeggiamenti per l'incoronazione della Madonna e del Bambino), era di sicura fattura bizantina, poiché riportava incisa l'iscrizione in greco "Santa Maria di Patmos", l'isola greca (posta quasi dirimpetto alla costa turca), dove probabilmente già nel primo secolo dopo Cristo San Giovanni Evangelista l'aveva esposta al culto dei fedeli.
La decisione assunta dalla Soprintendenza alle Antichità di esporre l'abside alla fruizione pubblica è stata accolta con favore dalla gente, in quanto sarebbe la prima volta che un sito di interesse archeologico viene portato alla luce per essere opportunamente presentato alla visione di un vasto pubblico. Tutti gli scavi finora condotti a Rosarno si sono conclusi con il sotterramento delle risultanze archeologiche, anche quelli effettuati negli ultimi 4 anni sul Corso Garibaldi e in Piazza Duomo, che avevano presentato evidenze di grande interesse per l'innesto di elementi medievali con tracce magnogreche. Ora si registra con piacere la decisione della Soprintendenza di offrire ai rosarnesi, e non solo a loro, l'occasione per ammirare i reperti consegnatici dalla terra. Vuol dire che sono maturi i tempi per impostare il discorso per un progetto globale di fruizione dei beni archeologici, che costituiscono un' immensa ricchezza di cui i cittadini devono prendere consapevolezza.
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